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Successioni e serie di funzioni: dalla convergenza puntuale a quella uniforme

Funzioni che cambiano con n, errori globali, limiti, integrali e derivate: esempi svolti, criterio M di Weierstrass, dodici esercizi e laboratorio animato.

Sezione: Analisi Aggiornato:

Laboratorio: successioni e serie di funzioni

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Successioni e serie di funzioni: dalla convergenza puntuale a quella uniforme

42 min

Una successione può avere per termini non numeri, ma intere funzioni. Aumentando n cambia tutto il grafico: cosa significa allora «avvicinarsi al limite»? In ogni punto separatamente, oppure contemporaneamente su tutto il dominio? Questa differenza decide quali proprietà passano al limite e quando possiamo integrare o derivare termine a termine. Procediamo con formule esplicite, esempi che funzionano e controesempi che spiegano perché servono le ipotesi. Sono utili successioni numeriche, serie, continuità, integrali e derivate.

Laboratorio: successioni e serie di funzioni · Indice del percorso

1. Non una lista di numeri, ma una lista di grafici

f₁,f₂,…,fₙ,…; fₙ:D→ℝ
fₙ(x)=xⁿ
u₀(x),u₁(x),…; Sₙ(x)=Σₖ₌₀ⁿuₖ(x)

La variabile x dice dove guardare il grafico; l’indice n dice quale funzione stiamo guardando. Fissando x otteniamo una successione numerica. Fissando n otteniamo una funzione. Per una serie di funzioni studiamo la successione delle somme parziali Sₙ: non basta controllare che il singolo termine uₙ diventi piccolo.

Qui le somme geometriche ed esponenziali partono da k=0: Sₙ contiene n+1 termini. La serie armonica alternata parte invece da k=1 e la sua somma parziale contiene n termini. È importante dichiarare l’indicizzazione prima di calcolare un resto.

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2. Puntuale e uniforme: cambia l’ordine delle scelte

∀x∈D ∀ε>0 ∃N=N(ε,x) ∀n≥N: |fₙ(x)−f(x)|<ε
∀ε>0 ∃N=N(ε) ∀n≥N ∀x∈D: |fₙ(x)−f(x)|<ε
Eₙ=supₓ∈D|fₙ(x)−f(x)|
Eₙ→0

Nella convergenza puntuale ogni x può richiedere il proprio N. In quella uniforme, fissato ε, lo stesso N deve funzionare per tutti i punti e per tutti gli indici successivi. Eₙ misura il peggiore errore sull’intero dominio: può essere un massimo, un estremo superiore non raggiunto oppure +∞. Un massimo calcolato su pochi punti è soltanto minore o uguale a Eₙ.

La convergenza uniforme implica quella puntuale; il contrario può fallire. Per negare l’uniformità basta trovare ε₀>0 e, per indici arbitrariamente grandi, punti xₙ con errore almeno ε₀. Questi punti possono dipendere da n: è esattamente ciò che rende insufficiente controllare un punto fisso.

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3. xⁿ: lo stesso esempio cambia risposta cambiando dominio

D=[0,1]; fₙ(x)=xⁿ
f(x)=0 (0≤x<1); f(1)=1
Eₙ=1; xₙ=2^(−1/n)<1 ⇒ |fₙ(xₙ)−f(xₙ)|=1/2

Per ogni x<1 la potenza tende a zero, ma al bordo x=1 resta sempre 1. Il limite è discontinuo, anche se tutte le fₙ sono continue. L’errore vale 0 proprio in x=1, mentre si avvicina a 1 arrivando da sinistra: Eₙ=1 è un supremum non raggiunto, non il valore dell’errore al bordo. La scelta xₙ prova direttamente la non uniformità.

D=[0,r], 0<r<1; f=0
Eₙ=rⁿ→0
r=1/2, ε=0.01: n≥7 ⇒ Eₙ≤1/128<0.01

Escludere una fascia fissa vicino a 1 cambia la conclusione: ora il massimo errore è in x=r e tende a zero. Anche su [0,1) il limite è 0, ma la convergenza non è uniforme: i punti xₙ rimangono nel dominio. Un limite continuo, da solo, non dimostra uniformità.

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4. Il picco che scompare in ogni punto, ma non nell’integrale

fₙ(x)=2n max(0,1−|2nx−1|), x∈[0,1]
fₙ(0)=0; x≥1/n ⇒ fₙ(x)=0
max fₙ=fₙ(1/(2n))=2n
∫₀¹fₙ(x)dx=(1/2)(1/n)(2n)=1

Per ogni x>0 fissato, scegliendo n>1/x il picco è ormai passato a sinistra: fₙ(x)=0. Quindi fₙ→0 puntualmente, ma Eₙ=2n cresce e gli integrali rimangono 1, anziché tendere all’integrale del limite, che è 0. Le funzioni sono continue: il problema non è una discontinuità dei termini, ma la mancanza di controllo uniforme.

Con 21 nodi equidistanti su [0,1], per n>20 tutti i campioni valgono 0: nessun nodo cade nell’interno del supporto [0,1/n]. Il grafico del laboratorio aggiunge il vertice esatto proprio per non confondere questo falso zero della griglia con la scomparsa del picco.

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5. Il limite uniforme conserva la continuità

Se tutte le fₙ sono continue su D e convergono uniformemente a f, allora f è continua su D. Non serve che D sia compatto. Fissati x₀ ed ε, scegli prima un indice m tale che l’errore uniforme di fₘ sia <ε/3. Ora m è fissato: per la sua continuità scegli δ che rende |fₘ(x)−fₘ(x₀)|<ε/3.

|f(x)−f(x₀)|≤|f(x)−fₘ(x)|+|fₘ(x)−fₘ(x₀)|+|fₘ(x₀)−f(x₀)|<ε

Non confondere convergenza uniforme e continuità uniforme. La prima riguarda una famiglia al variare di n; la seconda una funzione e coppie di ingressi vicini. La successione costante fₙ(x)=x² su ℝ converge uniformemente a x² con errore zero, ma il limite non è uniformemente continuo. Se invece ogni fₙ è uniformemente continua e la convergenza è uniforme, anche f lo è: nello stesso argomento a tre termini si usa una δ indipendente da x₀.

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6. Quando limite e integrale si possono scambiare

Su un intervallo chiuso e limitato [a,b], se le fₙ sono Riemann-integrabili e convergono uniformemente a f, anche f è integrabile e gli integrali convergono. La stima fondamentale è:

|∫ₐᵇfₙ−∫ₐᵇf|≤∫ₐᵇ|fₙ−f|≤(b−a)Eₙ→0

Perché f è integrabile? Fissa un indice con Eₙ piccolo e una partizione per cui la differenza fra somma superiore e inferiore di fₙ è piccola. Per f questa differenza aumenta al più di 2(b−a)Eₙ. Rendendo piccoli entrambi i contributi ottieni il criterio di integrabilità. Se le fₙ sono continue, il risultato segue anche dalla continuità del limite appena dimostrata.

L’uniformità è sufficiente, non necessaria: per xⁿ su [0,1] gli integrali sono 1/(n+1)→0, uguale all’integrale del limite, pur senza convergenza uniforme. Il picco del paragrafo 4 mostra invece uno scambio che fallisce. Su intervalli illimitati nemmeno l’uniformità basta da sola, come mostra il triangolo largo e basso seguente.

gₙ(x)=max(0,1−|x|/n)/n, x∈ℝ
supℝ|gₙ|=1/n→0; ∫ℝgₙ=(1/2)(2n)(1/n)=1

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7. Derivare richiede ipotesi più forti

fₙ(x)=sin(nx)/n; D=ℝ; supℝ|fₙ|=1/n→0
fₙ′(x)=cos(nx); f′(x)=0
fₙ′(0)=1; fₙ′(π)=(−1)ⁿ

La piccola ampiezza delle funzioni non controlla le pendenze: in zero le derivate restano 1, mentre la derivata del limite è 0; in π la successione delle derivate non converge. Dunque la sola convergenza uniforme delle funzioni non autorizza lo scambio con la derivata.

Un teorema pratico: siano fₙ∈C¹([a,b]), fₙ′→g uniformemente e fₙ(x₀)→ℓ in almeno un punto x₀∈[a,b]. Allora fₙ converge uniformemente a una funzione f∈C¹ e f′=g. Infatti g è continua come limite uniforme di funzioni continue e possiamo definire f con un integrale:

f(x)=ℓ+∫ₓ₀ˣg(t)dt
fₙ(x)=fₙ(x₀)+∫ₓ₀ˣfₙ′(t)dt
sup|fₙ−f|≤|fₙ(x₀)−ℓ|+(b−a)sup|fₙ′−g|→0

Il dato in un punto serve a fissare le costanti: fₙ(x)=n ha derivate tutte nulle, uniformemente convergenti a 0, ma le funzioni non convergono. Le ipotesi del teorema sono sufficienti: non pretendono di descrivere ogni caso possibile di scambio.

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8. Serie di funzioni e criterio uniforme di Cauchy

La serie Σuₖ converge puntualmente a S se le sue somme parziali convergono puntualmente; converge uniformemente se sup|Sₙ−S|→0. Per cercare la convergenza anche quando S non è ancora nota, si usa il criterio di Cauchy: le code devono essere piccole contemporaneamente per tutti gli x.

∀ε>0 ∃N ∀p>q≥N ∀x∈D: |Σₖ₌q+1ᵖuₖ(x)|<ε

Perché è sufficiente? A ogni x fissato le somme sono una successione di Cauchy in ℝ, quindi hanno un limite S(x). Nella stima uniforme usa ε/2 e manda p all’infinito: ottieni |S−S_q|≤ε/2<ε per tutti gli x. È necessario anche che uₖ→0 uniformemente, perché uₖ=Sₖ−Sₖ₋₁. Ma non basta: i termini costanti uₖ(x)=1/k tendono uniformemente a zero mentre la serie armonica diverge.

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9. Il criterio M di Weierstrass

|uₖ(x)|≤Mₖ ∀x∈D; Mₖ≥0; ΣMₖ<∞
|Σₖ₌q+1ᵖuₖ(x)|≤Σₖ₌q+1ᵖMₖ

Se la serie numerica dei maggioranti converge, le sue code tendono a zero indipendentemente da x. Per Cauchy, la serie di funzioni converge uniformemente; inoltre Σ|uₖ(x)| converge per ogni x, e anche questa serie dei valori assoluti converge uniformemente. I maggioranti devono controllare tutto il dominio, non soltanto il punto scelto.

Il criterio è sufficiente, non necessario. Fallire nel trovare una serie convergente di maggioranti non dimostra che la serie originale non sia uniforme. Anche convergenza assoluta in ciascun punto e convergenza uniforme sono proprietà diverse: la geometrica su [0,1) converge assolutamente in ogni punto ma non uniformemente; l’armonica alternata costante in x darà il caso opposto.

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10. Serie geometrica: resto esatto e dominio

Sₙ(x)=1+x+⋯+xⁿ=(1−x^(n+1))/(1−x)
S(x)=1/(1−x); S(x)−Sₙ(x)=x^(n+1)/(1−x)
D=[0,r], r<1 ⇒ Eₙ=r^(n+1)/(1−r)

Per r fissato minore di 1 il resto globale tende a zero. Con r=1/2 ed ε=0,02 basta n=6: S₆ contiene sette termini e l’errore è 1/64=0,015625. Questo calcolo dà una garanzia su tutto [0,1/2], non solo nel punto osservato. Il criterio M conferma la conclusione con Mₖ=rᵏ.

Su [0,1), invece, ogni x ha una somma finita ma, per n fissato, il resto diventa illimitato avvicinandosi a 1: Eₙ=+∞. Tutte le somme parziali sono limitate, mentre la somma non lo è. La finestra [0,r] usata dal laboratorio per disegnare questo caso non cambia il dominio matematico [0,1).

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11. Serie esponenziale: una stima pratica dell’errore

eˣ=Σₖ₌₀∞xᵏ/k!; Sₙ(x)=Σₖ₌₀ⁿxᵏ/k!; D=[−R,R]
|xᵏ/k!|≤Rᵏ/k!; Mₖ₊₁/Mₖ=R/(k+1)→0
Eₙ=eᴿ−Sₙ(R)=Σₖ₌n+1∞Rᵏ/k!
Eₙ≤Bₙ=eᴿR^(n+1)/(n+1)!→0

Il criterio del rapporto fa convergere la serie dei maggioranti; M dà convergenza uniforme e assoluta su ogni [−R,R] fissato. L’uguaglianza per Eₙ segue perché il valore assoluto del resto è al più la coda positiva in R e in x=R questa coda è raggiunta. La stima Bₙ è quella del resto di Taylor-Lagrange: è comoda, ma può essere più grande dell’errore effettivo.

Σₖ₌₁∞(xᵏ/k!)′=Σₖ₌₁∞x^(k−1)/(k−1)!=Σⱼ₌₀∞xʲ/j!=eˣ

Anche la serie delle derivate è uniformemente convergente su ogni [−R,R]: dopo il cambio di indice ha gli stessi maggioranti. Sono quindi verificate le ipotesi per derivare termine a termine. Per scegliere N si richiede Bₙ<ε e si resta nella parte in cui Bₙ decresce; il laboratorio non tratta una stima sufficiente come se fosse necessariamente l’indice minimo.

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12. Uniforme non significa assoluta: un esempio semplice

uₖ(x)=(−1)^(k+1)/k, x∈[−1,1]
Sₙ=Σₖ₌₁ⁿ(−1)^(k+1)/k
S=ln 2; |S−Sₙ|≤1/(n+1)

Queste funzioni sono costanti in x: tutta la difficoltà è nella successione numerica. Il resto dell’armonica alternata tende a zero e la stessa stima vale per ogni x, quindi la convergenza è uniforme. La serie dei valori assoluti è l’armonica Σ1/k, divergente: non c’è convergenza assoluta e il criterio M non può applicarsi.

Possiamo ricavare somma e resto senza scambi infiniti: integriamo da 0 a 1 la somma geometrica finita Σⱼ₌₀ⁿ⁻¹(−x)ʲ=(1−(−x)ⁿ)/(1+x). Otteniamo l’identità seguente; l’ultima stima manda il resto a zero e identifica la somma con ln 2.

ln 2−Sₙ=(−1)ⁿ∫₀¹xⁿ/(1+x)dx
|ln 2−Sₙ|≤∫₀¹xⁿdx=1/(n+1)

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13. Convergenza locale uniforme e teorema di Dini

Convergere uniformemente su ogni compatto del dominio è più debole che farlo su tutto il dominio. Per xⁿ su [0,1), ogni compatto è contenuto in qualche [0,r] con r<1, quindi su di esso la convergenza è uniforme; globalmente non lo è. Per una serie di potenze, dentro il raggio di convergenza ρ si ha uniformità su ogni intervallo chiuso [a−r,a+r] con r<ρ; non si estende automaticamente all’intero intervallo aperto né ai suoi estremi.

Un criterio diverso è il teorema di Dini: su un compatto K, se le fₙ sono continue, monotone rispetto a n nello stesso verso per tutti gli x, e convergono puntualmente a una funzione continua f, allora la convergenza è uniforme. La monotonia riguarda l’indice n, non il fatto che ogni grafico cresca rispetto a x.

L’idea della prova: nel caso decrescente, gₙ=fₙ−f≥0 diminuisce a 0. Gli insiemi aperti {x:gₙ(x)<ε} crescono e ricoprono K; per compattezza basta un numero finito, e poiché sono annidati ne basta uno. Da quell’indice tutti gli errori sono <ε. Per xⁿ su [0,1] manca la continuità del limite: Dini non si applica.

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14. Come usare il laboratorio senza farsi ingannare dal grafico

Scegli uno degli otto casi. Muovi n lasciando fissato il punto blu x*: stai osservando la convergenza puntuale. Confronta poi Eₙ con il massimo su 21 nodi: solo il primo, ricavato dalla formula, descrive tutto il dominio. Il punto rosso è un punto di controllo scelto analiticamente; può muoversi con n. Per xⁿ non realizza il supremum 1, ma mantiene errore 1/2.

Per potenze e picco puoi ingrandire la zona critica; lo zoom non modifica il dominio. Nel caso geometrico su [0,1), r modifica soltanto la finestra disegnata. Per sin(nx)/n ed esponenziale puoi sovrapporre le derivate, confrontando un caso in cui lo scambio fallisce con uno in cui è giustificato. Per il picco l’integrale resta 1: non viene stimato dalla griglia, ma dalla formula dell’area.

L’indice N suggerito è sufficiente dalla stima, non necessariamente minimo. Se supera 120 non significa che la convergenza non sia uniforme: significa solo che questa tolleranza richiede, secondo la stima, più passi di quelli disponibili nel cursore. Le formule giustificano i risultati; l’animazione finita e i valori arrotondati sono strumenti di esplorazione.

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Esercizi: prova prima di aprire

1. Per fₙ(x)=xⁿ che cosa ottieni fissando x=1/2?

Mostra la soluzione ragionata

La successione numerica 1/2,1/4,1/8,… tende a 0. Questo verifica un solo punto, non l’intero dominio. Fissando invece n=2 ottieni la funzione f₂(x)=x².

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2. Per xⁿ su [0,1], Eₙ=1 è l’errore in x=1?

Mostra la soluzione ragionata

No: in x=1 sia fₙ sia f valgono 1, quindi errore 0. Per x<1 l’errore xⁿ si avvicina a 1 quando x→1⁻ senza raggiungerlo. Eₙ è un supremum non raggiunto; xₙ=2^(−1/n) mantiene errore 1/2.

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3. Per xⁿ su [0,1/2] e ε=0,01 trova N.

Mostra la soluzione ragionata

Eₙ=(1/2)ⁿ. Poiché 1/64=0,015625>0,01 e 1/128=0,0078125<0,01, N=7 funziona per tutti gli n≥7 e tutti gli x del dominio.

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4. Per il picco con n=30, che cosa vede la griglia a 21 nodi?

Mostra la soluzione ragionata

Tutti zeri: il supporto è [0,1/30], mentre i nodi positivi iniziano a 1/20. Ma il vertice è in 1/60, l’altezza è 60 e l’area resta 1. Il massimo campionato 0 sottostima E₃₀=60.

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5. Perché Dini non dà uniformità a xⁿ su [0,1]?

Mostra la soluzione ragionata

Il dominio è compatto, le funzioni sono continue e decrescono rispetto a n, ma il limite è discontinuo in 1. Manca un’ipotesi essenziale. Su [0,r] con r<1, il limite 0 è continuo e Dini si applica.

6. L’uniformità basta per integrare il limite su ℝ?

Mostra la soluzione ragionata

No: gₙ(x)=max(0,1−|x|/n)/n ha errore uniforme 1/n ma area 1. Il teorema dell’articolo richiede un intervallo finito; lì l’errore degli integrali è ≤(b−a)Eₙ.

7. Per sin(nx)/n possiamo derivare il limite senza altre ipotesi?

Mostra la soluzione ragionata

No. Le funzioni convergono uniformemente a 0 con Eₙ=1/n, ma fₙ′=cos(nx). In x=0 le derivate valgono 1 mentre f′(0)=0; in x=π non convergono nemmeno.

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8. Perché serve convergenza in un punto nel teorema sulle derivate?

Mostra la soluzione ragionata

Le derivate non determinano le costanti. Per fₙ(x)=n le derivate sono tutte 0 e convergono uniformemente, ma le funzioni divergono in ogni punto. Il dato fₙ(x₀)→ℓ elimina questa deriva delle costanti.

9. uₖ→0 uniformemente basta per far convergere Σuₖ?

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No: uₖ(x)=1/k tende uniformemente a zero su ogni dominio, ma le somme sono quelle della serie armonica divergente. Bisogna controllare le code delle somme, non solo il singolo termine.

10. Calcola l’errore di S₆=Σₖ₌₀⁶xᵏ su [0,1/2].

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Sono sette termini. Il resto è x⁷/(1−x), crescente su questo intervallo: E₆=(1/2)⁷/(1/2)=1/64=0,015625. Su [0,1) lo stesso resto è invece illimitato.

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11. Il criterio M è necessario per la convergenza uniforme?

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No. La serie di funzioni costanti (−1)^(k+1)/k converge uniformemente a ln 2, con resto ≤1/(n+1), ma ogni maggiorante globale è almeno 1/k. Nessuna loro serie può convergere. È uniforme ma non assoluta.

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12. Per eˣ su [−1,1] ed ε=0,01, confronta indice sufficiente e minimo.

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La stima Bₙ=e/(n+1)! dà B₄≈0,02265 ed B₅≈0,003775: N=5 è sufficiente. Ma l’errore esatto E₄=e−65/24≈0,0099485 è già <0,01, quindi n=4 basta; E₃≈0,051615>0,01 mostra che è anche il minimo. Una stima sufficiente può essere conservativa.

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Prima: continuità uniforme e Heine–Cantor · Indice del percorso

Riferimenti per approfondire